L’estate e le festività natalizie, quando lo psicoterapeuta non c’è
Nel corso della mia esperienza, posso affermare che ci sono momenti nell’arco dell’anno nei quali si intensifica in modo evidentemente significativo la richiesta di aiuto psicologico da parte delle persone che si traduce spesso nella scelta di intraprendere una psicoterapia.
L’estate e il periodo delle festività natalizie sono certamente circostanze di particolare emergenza.
Quando lavoravo in presenza, informavo sempre con molto anticipo i miei pazienti dei periodi di chiusura dello studio e, comunque, avendo sempre lavorato con la reperibilità, loro sapevano di potermi contattare in ogni momento di personale criticità e malessere.
Succedeva sempre, immancabilmente, per alcuni di loro.
Da quando lavoro esclusivamente online, la flessibilità che questo mi consente, mi consente altresì non solo di garantire la reperibilità come sempre, ma anche di valutare di volta in volta con ciascun paziente (in base alla personale situazione di malessere o circostanze di vita) la scelta di continuare la terapia anche durante questi periodi.
Si tratta, in qualche modo di una riflessione condivisa di quanto sia tollerabile per alcuni, l’interruzione della terapia o si debba calibrare per evitare che si possa costituire come una “prova di autonomia eccessiva” per loro.
,
Ovviamente questo ha imposto una riflessione, personale e nel confronto con colleghi che lavorano come me, sulla peculiarità di questi momenti.
LA SOLITUDINE IN UN TEMPO SOSPESO ….
Quando le quotidiane routine, impegni e riferimenti consolidati, vengono interrotti e le giornate non sono più’ scandite dal dover fare e dal dover essere, allora improvvisamente tutto il nostro tempo ci viene restituito disponibile, e tutto quel pieno può’ trasformarsi in troppo vuoto.
Nel periodo estivo e durante le festività natalizie, per molti, si determinano situazioni di isolamento che possono amplificare vissuti di angoscia, depressione, stati di ansia, spie di innegabile fragilità e vulnerabilità.
Chieder aiuto psicologico può’ allora diventare una utile e necessaria “resa dei conti”.
In estate aumenta inevitabilmente il rischio di isolamento sociale, soprattutto, ovviamente per chi sta vivendo pregresse situazioni di malessere e disagio sia sul piano personale che in circostanze di crisi nella coppia.
Improvvisi eventi, ( aver perso una persona -rilevanti cambiamenti di vita-fine di una relazione) o vivere lontani dalla propria famiglia e dalla rete sociale e amicale di riferimento, amplificano la risonanza emotiva in coincidenza della “sospensione” estiva delle routine quotidiane nella vita delle persone, attivando a volte sintomatologie di ansia, depressione, angoscia, attacchi di panico.
Oppure, anche se nulla di apparentemente rilevante o riconoscibile sta accadendo, può manifestarsi uno stato di bisogno che sollecita la richiesta di intraprendere un percorso psicologico.
Sempre, quando vengo contattata, cerco di indagare con l’altro: "PERCHE’?" e, "PERCHE’ ORA?"
Cosi’ riusciamo spesso a ricostruire che, quel “tempo sospeso” che l’estate annuncia, libero da vincoli, non contingentato, disponibile per progetti di svago e piacere, per molti fa venire a galla il riconoscimento della propria fragilità sollecitando l’esigenza di uno spazio di ascolto.
Foto: Francesco Ungaro da Pexels